Km 1.519,80 : La Solitudine

La solitudine può essere insidiosa, soprattutto se la mente inizia a fare viaggi in territori sconosciuti.

Mercoledì mattina auguro a Dubs di fare buon viaggio. Sta tornando a casa per un matrimonio e tornerà sul sentiero tra cinque giorni. Mac invece decide di iniziare a camminare di buon mattino, soprattutto per evitare di spendere altri soldi in paese.

Rimango solo a riflettere se prendermi un giorno di riposo. Devo fare il bucato, comprare le provviste per i prossimi giorni e quindi decido di non avere assolutamente fretta di tornare a camminare.

Passo del tempo giocando a Pac Man in lavanderia, aspettando che i miei vestiti si asciughino.

“Accidenti quanto è antico questo gioco”, penso, mentre osservo il piccolo puntino giallo sullo schermo. “Mi chiedo come i miei genitori si divertissero a giocare con questo coso”.

Indosso i vestiti puliti e continuo a chiedermi se oggi sono dell’umore giusto per camminare nei boschi. Sono quasi le 13, il caldo è asfissiante e il mio stomaco protesta.

“Un cinese adesso ci vuole proprio!”

Per la seconda volta nelle ultime 12 ore mi riempio lo stomaco al buffet e le possibilità che io inizi a camminare ormai rasentano lo zero.

Sono quasi le 15 e mi ritrovo a girovagare per il centro di Waynesboro, più per la scusa di rinviare il mio ritorno sul sentiero che per la curiosità nelle attrazioni locali.

“Ehi, qual è il tuo trail name?” Mi chiede un tizio fermo a un semaforo in attesa di attraversare la strada, interrompendo la mia analisi sulla struttura architettonica del locale ufficio postale.

“Sono Hustler” rispondo, chiedendomi se veramente faccio così pena da far pensare immediatamente alla gente che io sia un escursionista.

“Piacere di conoscerti, sono Jacob. Hai bisogno di un passaggio fino al sentiero?”

“Oggi non ho molta voglia di tornare”, penso.

“Sì certo, grazie!” rispondo invece.

Jacob mi accompagna sul trail e a malavoglia inizio a camminare. Sono le 15:30 del pomeriggio, sono satollo e mi sento troppo pesante per camminare a un passo decente.

Tuttavia continuo a camminare, fino a che fa buio. E sono ancora sul sentiero, da solo.

La mia testa ha deciso che dovevo camminare per 30 chilometri, non importa se il corpo si sente da schifo. Così cammino per 30 chilometri al buio e da solo.

 Raggiungo il rifugio alle 22:00, sistemo la tenda e vado subito a dormire. La mattina, dopo aver fatto colazione e preparato il tutto per ripartire, mi rendo conto per la prima volta che in giro non c’è anima viva.

Senza dare troppo peso alla sensazione di solitudine che mi prende, lascio il rifugio e inizio di nuovo a camminare.

La maggior parte delle volte che cammino in solitaria, invece di coinvolgere nell’obiettivo sia la mente che il corpo , inizio ad avere i pensieri più strani, che spesso mi portano in luoghi nei quali un individuo mentalmente stabile non dovrebbe andare.

“Se un orso mi attacca, dovrei rispondere prima con un calcio o con un pugno?”

“Se dai da mangiare uova a un pollo, si può considerare cannibalismo?”

Mi metto le cuffie e premo il tasto play sul mio iPhone.

“Come cazzo ha fatto Donatella Rettore a finire nella mia playlist?”

Inciampo su un ramo e riprendo bruscamente il controllo sulla mia mente. Metto in pausa la musica e osservo il paesaggio di fronte a me.

“Quando questa avventura finirà, cosa …” Cancello immediatamente il pensiero dal mio cervello.

“Forse continuerò a camminare… mmh, sarei il primo Triple Crowner italiano”, penso per un millesimo di secondo. “Ciao, sono Hustler, il Triple Crowner italiano”: sai quante ragazze potrei rimorchiare solo con questa frase? (il Triple Crowner è un thru-hiker che ha completato i tre sentieri più lunghi e famosi degli Stati Uniti: Appalachian Trail 3.525 km., Pacific Crest Trail 4.286 km, Continental Divide Trail 5.000 km.).

Cancello anche questo pensiero. È troppo presto per fare tale genere di programma.

Finalmente ricomincio a camminare. Lo Shenandoah National Park è attraversato da un tratto di sentiero poco impegnativo e solo qualche orso ha interrotto la mia solitudine. Fortunatamente sono abituati a vedere gli umani, quindi non mi sono mai sentito veramente in pericolo quando ne ho incontrato uno, perché se tu ti fai gli affari tuoi anche gli orsi si fanno tranquillamente i loro.

Faccio partire di nuovo la musica e mi guardo furtivamente intorno, assicurandomi che nessuno sia nelle vicinanze.

Mi schiarisco la voce e inizio a cantare a squarciagola, usando il mio telefono come microfono:

“Splendido splendente, come sono affascinante, faccio cerchi con la mente…”

In Walk We Trust,

The Walking Fed

2 Comments Add yours

  1. Alessandra Ferri ha detto:

    Ciao Federico , è bellissimo quello che hai scritto… Mi sembrava di stare al tuo fianco! Bravo !!!!eccellente! I tuoi pensieri così intimi e così veri sono lo sprone giusto per completare questa avventura straordinaria 👍🏻 in fondo, imparare a stare soli con sé stessi è il sogno di ogni esser umano e tu ci stai riuscendo con i tuoi alti e bassi: tutto normale! Ti abbraccio e continuerò a seguirti 😘

  2. Roberto ha detto:

    Ciao Fede, leggo sempre con molto piacere quello che scrivi, provo ad immaginare cosa si può provare e pensare mentre si affronta un avventura del genere, soprattutto stando molto tempo da soli…. Sii forte e vedrai che presto ti sarà chiaro cosa vorrai fare da grande. Ti abbraccio 😉

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