Km 2.494,8: Sfide

La sveglia suona alle 4 del mattino.

Per fortuna sono l’unico a dormire nel rifugio, mentre tutti gli altri intorno a me hanno deciso di piantare le loro tende. È la prima volta che metto una sveglia da quando sono sul sentiero, ma di sicuro mi ricordo quanto è fastidioso sentire orrendi suoni al mattino in mezzo al bosco, dove l’unica sveglia dovrebbe essere la luce del sole e il cinguettio degli uccellini.

Tutto è buio intorno a me e la mia routine mattutina è più lenta del solito, soprattutto perché ho difficoltà a trovare dove ho appeso la mia sacca delle provviste.

Mentre faccio colazione, cerco di convincermi che quello che cercherò di fare oggi sarà grandioso. La notte prima ero ansioso ed eccitato all’idea di camminare per un giorno intero, ma ora riconosco veramente la follia di tutto ciò.

“Stai per correre due maratone in un giorno”, penso. “Sei un idiota.”

Dopo aver combattuto per far andare giù tre barrette energetiche, mi lavo rapidamente i denti, mi vesto e metto nello zaino tutte le mie cose. Poi mi allaccio le scarpe, accendo il mio gps e sono pronto ad andare.

“Cosa ho dimenticato?” Mi guardo attorno assicurandomi di non aver lasciato nulla nel rifugio. “Acqua! Sicuramente non voglio morire disidratato là fuori oggi. ”

Dopo aver riempito le mie due bottiglie d’acqua sono finalmente pronto a partire. Sono le 5 del mattino e il sole sta lentamente iniziando a fare la sua comparsa all’orizzonte.

Per i primi chilometri devo ancora usare la mia torcia per evitare di inciampare su rami o sassi. Non mi sono divertito durante la mia unica camminata notturna poche settimane prima, quindi questa volta sto cercando di concentrarmi maggiormente su ciò che posso effettivamente vedere piuttosto che su tutti i rumori intorno a me.

Dopo meno di un’ora dalla partenza, vedo il cartello di confine del Connecticut. Il sole è completamente fuori e posso godermi la freschezza delle prime ore del mattino. Il sentiero costeggia un fiume nei suoi primi 5 chilometri nel Connecticut e il suono delle rapide è un piacevole ricordo della bellezza che mi circonda ogni giorno.

Tuttavia, devo dire addio al fiume e alla facile passeggiata quando il sentiero prende un’improvvisa svolta a sinistra, salendo su una ripida montagna. L’aria fresca si trasforma in un’umidità travolgente e l’unica acqua che scorre è quella dalla mia fronte.

Dopo 2 ore di arrampicata continua e 40 chilometri nella sfida, decido che è ora di fermarsi per pranzo. Per viaggiare il più leggero possibile ho deciso di portare con me abbastanza cibo per una sola giornata e ovviamente niente di troppo pesante. Il che significa che il mio pranzo consiste in due barrette proteiche e una manciata di frutta secca.

Dopo essermi “goduto” il pasto e aver riempito le mie bottiglie d’acqua (probabilmente per la decima volta dall’inizio della giornata), riprendo la mia odissea.

Sono le 13, mi sento come se fossi all’interno di  una fornace e i miei piedi cominciano a chiedere pietà.

Nell’arco di due ore sono completamente distrutto. Non ho energia, sento dolore in tutto il corpo e ho una costante brama di una bevanda ghiacciata. Coca-Cola per essere precisi, che non bevo mai in altre situazioni più normali.

Tuttavia, per qualche strana ragione il mio corpo continua a muoversi. Probabilmente è testardaggine, ma quasi sicuramene è la mia voglia di non essere considerato come uno che rinuncia alle prime difficoltà.

“Voglio finire”, penso. “E ho intenzione di finire in fretta.”

Dopo 14 ore di cammino e 55 chilometri alle mie spalle, vedo qualcosa che attira la mia attenzione. Di solito, ogni 100 miglia sul sentiero qualcuno disegna un numero che indica quante miglia sono passate dall’inizio in Georgia, usando bastoni o ciottoli. Il numero che vedo questa volta è 1500.

“Ho camminato per 1500 miglia. Grazie trail per ricordarmi quale sia la vera sfida”.

Faccio una foto veloce e ricomincio a camminare, questa volta il più velocemente possibile. Apparentemente il mio corpo ha rinunciato a torturarmi e la mia mente è finalmente in grado di riprendere il controllo della situazione.

L’unico problema ora è che si sta facendo buio. Anche se mi sento sempre a disagio durante le escursioni notturne, decido che questa volta devo spingere fino alla fine. 

Quindi, prendo di nuovo la mia torcia e inizio a combattere contro la mia paura.

Verso le 21:15 mi ritrovo in cima a Bear Mountain, a solo due chilometri dal confine del Massachusetts e al completamento della sfida. Non ci sono alberi sopra di me e per un istante sono in grado di godermi appieno il cielo. Le stelle luminose portano luce nell’oscurità e la vista di queste porta più energia dentro di me.

“Ancora due chilometri “, dico ad alta voce, sicuro che nessuno possa sentirmi lassù in quel momento. “È ora di portare a casa questo dannato risultato”.

Mentre discendo Bear Mountain, la luce della mia torcia inizia a farsi meno luminosa. La batteria sta morendo e il terreno è ripido e roccioso.

“Fanculo! Non abbandonarmi ora, per favore!”

Ovviamente, la torcia si spegne.

Fortunatamente, ho ancora il mio telefono e posso usare la sua luce per vedere di fronte a me, ma questo significa che posso usare solo una mano per andare giù dalle rocce. In qualche modo riesco a scendere dalla montagna senza farmi male e posso concentrarmi per finire finalmente il Connecticut Challenge.

Mentre continuo a camminare e nel frattempo osservo tutti gli alberi per individuare il segno del confine, comincio a sentire un forte rumore di acqua corrente alla mia sinistra. Sto camminando proprio accanto a un fiume, cosa che mi rende davvero preoccupato.

“Per favore, non lasciarmi cadere dentro”, penso mentre alzo lo sguardo, forse cercando qualche segno rassicurante dal cielo.

Mentre misuro con molta attenzione ogni passo, vedo qualcosa appeso ad un albero. Un cartello in legno con quattro lettere. CT (Connecticut) da un lato, MA (Massachusetts) dall’altro.

Diciassette ore e 40 minuti dopo sono arrivato al confine. Guardo ancora una volta l’insegna per assicurarmi che sia reale. Poi la abbraccio, la bacio e mi inginocchio.

Nessuno è lì per dirmi “buon lavoro”, o quantomeno per farmi una foto vicino all’insegna. E sono anche troppo stanco per fare un selfie.

Non riesco ancora a cogliere ciò che ho realizzato e tutto ciò a cui riesco a pensare è trovare un posto dove piantare la mia tenda. Riesco a trovarlo e nel giro di 30 minuti sono in un sonno profondo.

Mi sveglio la mattina dopo, più tardi del solito. Nessuno è nei paraggi e mi prendo la libertà di girare in mutande, prendendomi tutto il tempo per sistemare le mie cose. Decido persino di preparare un caffè istantaneo per festeggiare il mio successo.

Quindi sono lì, seduto su una roccia, con indosso solo i miei boxer, sorseggiando caffè da una tazza che è anche il mio piatto e pentola. Riesco a malapena a muovermi, dato  che le gambe pesano come mattoni e non sono nemmeno vicino a una città per poter gustare un buon pasto.

Mangerò un roba imbustata e precotta stasera e forse del cioccolato, se ne ho un po’ avanzato.

Ma sai cosa? Sono soddisfatto. Ho avuto la meglio sul mio corpo dolorante e stanco, ho combattuto alcune paure e ne sono uscito vincitore. E sono anche riuscito a imparare un po’ di più su me stesso.

“Che giornata,” penso, mentre un sorriso appare sulla mia faccia. “Sicuramente non lo farò di nuovo.”

One Comment Add yours

  1. Daniele ha detto:

    Ho letto tutto con molto entusiasmo perché spiegato perfettamente! Ottimo traguardo e ottimo rapporto!!! Dajeeee🤙🤙🤙🤙

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *