Una Nuova Sfida

“Federico, e adesso che ti inventi?”

Sono in treno, di ritorno a casa dopo una lunga giornata di lavoro; intorno a me altri pendolari che ogni giorno affollano le carrozze per raggiungere il centro di Milano. È ottobre, l’estate è alle spalle, come alle spalle sono i 3.525 chilometri più intensi della mia vita.

Gli alberi sono stati sostituiti dai grandi palazzi, il cibo in scatola da un apericena sui Navigli e la vecchia camicia hawaiana tutta strappata è stata riposta nell’armadio per far spazio a una più consona giacca e cravatta.

Tutto potrebbe portare a dire che dopo un exploit di pochi mesi sono tornato al grigiore della “normalità”, ma le cose non stanno proprio così. Sono soddisfatto della mia scelta di accettare un nuovo impiego, ma allo stesso tempo ho la necessitá di trovare un impegno che mi permetta di spezzare nuovamente la routine.

Circa un anno fa ho aperto il mio cassetto dei sogni con la promessa di non richiuderlo mai. Certo, alcune volte bisogna scontrarsi con delle realtà che rendono i nostri desideri più o meno realizzabili, ma questo non significa rendere impossibile ritagliare degli spazi nelle nostre giornate per inseguire i nostri sogni, anche quello più assurdi.

Ovviamente il trasferimento a Milano in qualche modo ha “messo in pausa” il mio sogno di avventurarmi per migliaia di chilometri nelle foreste selvagge si tutto il mondo, ma questa decisione non ha fermato la mia incessante voglia di sfidare me stesso e provare qualcosa di nuovo.

E allora eccomi qui, seduto sul treno a riflettere su quello che sarà di me per il futuro prossimo.

“Cosa posso fare per conciliare il lavoro, la vita sociale e portare avanti qualche altra pazza idea?” continuo a pensare mentre mi preparo la cena su dei nuovissimi fornelli a induzione elettrica. “E pensare che fino a qualche mese fa cucinavo usando una pentolaccia tutta sporca”.

Finisco di cenare e mi siedo a fissare il vuoto. La mia mente sta ancora rovistando nel cassetto dei sogni alla ricerca di un’impresa da realizzare ma alla fine mi ritrovo a scorrere il dito sul mio telefono per sbirciare la vita degli altri su Facebook.

Fra foto di matrimoni e figli appena nati, vedo dei vecchi messaggi della mia squadra di triathlon.

“Ci sei per gli allenamenti oggi?”, datato 18 settembre 2015.

Non ho mai risposto.

Durante il mio anno di studi a Syracuse, nel nord dello Stato di New York, mi era venuta una voglia matta di provare una nuova disciplina sportiva, il triathlon appunto. Sfortunatamente questo desiderio non conciliava bene con lo stile di vita che avevo in quel periodo.

Dopo quattro anni passati nella squadra di atletica universitaria, allenandomi due volte al giorno e rinunciando a svariate feste con amici, ora tutto quello che volevo fare era divertirmi.

E quindi a quell’allenamento non mi sono mai presentato, a quello dopo nemmeno, e così via. Ero più concentrato a scoprire quanti boccali di birra riuscivo a reggere prima di collassare.

“E se ricominciassi a praticare il triathlon?”, penso mentre osservo le foto dei miei  “quasi” compagni di squadra. “Ma ti pare che uno che ha appena fatto più di 3500 chilometri a piedi fa solo un triathlon?”

Poco. Troppo poco.

Allora ecco l’illuminazione, che solo un pazzo può avere.

“Faccio l’IRONMAN!” overo nuoto per quasi quattro chilometri, pedalo per altri 180 chilometri e poi, come se non bastasse, corro una maratona.

Cosa c’è di meglio di una delle competizioni sportive estreme per eccellenza per sfidare me stesso ancora una volta? In effetti l’idea di essere considerato un “uomo d’acciaio” mi ha sempre affascinato e partecipare ad un Ironman è sempre stato li, da qualche parte nel famoso cassetto dei sogni.

Essendo una persona molto poco razionale, salto di netto la parte che prevede un minimo di ricerca per capire la metodica di allenamento e l’attrezzatura necessaria, quindi mi limito a prendere in mano il computer e cercare le date dei prossimi Ironman in giro per il mondo.

“21 settembre 2019, Cervia. Sembra perfetto”.

In una sorta di trance da sognatore ad occhi aperti, inserisco i miei dati nel modulo online, immetto i numeri della mia carta di credito, spingo il tasto continua e il gioco è fatto.

Sono iscritto per l’Ironman Emilia Romagna 2019.

Respiro profondo, come se mi stessi riprendendo da un duro allenamento. Nella mia testa comincia a balenare la sensazione che questa “avventura” sarà in qualche modo più dura di quella appena conclusa nei boschi statunitensi. Questa volta ci sono tanti fattori da far conciliare: il lavoro, la famiglia, la vita sociale e gli allenamenti.

Ma sono elettrizzato. Non vedo l’ora di mettere tutto me stesso in questa nuova sfida e vedere cosa ne esce fuori.

Mesi fa, un escursionista incontrato sui monti Appalachi mi disse durante una  conversazione: “non lasciare mai il futuro nel futuro. Impegnati per farlo diventare il tuo presente.”

Quella frase mi ha colpito profondamente e oggi la uso un po’ come mantra e ispirazione, perché i sogni non vanno mai rimandati.

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